Solo pochi giorni fa, precisamente il 21 novembre, compleanno del mio terremoto Brando Maria, è stata la Giornata Nazionale degli Alberi. “Gli alberi sono le colonne del mondo…” così comincia un proverbio dei Nativi americani, essi sono importantissimi per la vita di tutti gli esseri viventi dal momento che ripuliscono l’aria che respiriamo e ci regalano ogni giorno nuovo Ossigeno. L’inquinamento atmosferico presente nelle nostre città è però, sempre più spesso, talmente imponente da mettere seriamente in difficoltà l’azione purificatrice di questi giganti verdi.

E se vi dicessi che in futuro gli edifici potranno metabolizzare l’anidride carbonica proprio come fanno gli alberi? Beninteso non per andarsi a sostituire a Madre Natura bensì per dare una mano intensificando l’azione di ripulitura messa costantemente a dura prova. A dire il vero tutto ciò è già possibile grazie al progetto di due architetti italiani Claudia Pasquero e Marco Poletto fondatori di ecoLogic Studio, practice crossmediale con sede a Londra, specializzato nel design biodigitale.

Photo.Synthetica è una sorta di tenda avveniristica per edifici che, tramite l’azione di microorganismi quali alghe e batteri, assorbe e metabolizza l’aria inquinata rilasciando ossigeno, proprio come fanno le piante. Ma c’è di più: il progetto è supportato da UCL London University e University of Innsbruck che collaborano all’Urban Morphogenesis Lab, diretto dalla Pasquero, la cui mission è integrare la Natura nelle città che diventano così Bio-smart Cities; in che modo? -Diminuendo la CO2 -convertendo gli edifici in centrali bio-elettriche -assorbendo e metabolizzando l’inquinamento atmosferico -portando la fotosintesi nell’ ambiente urbano -favorendo la rivoluzione di un’alimentazione sana all’ interno delle città consentendo coltivazioni in aree pubbliche.

La Pasquero nel 2017 è stata inserita nella Wired Smart List tra le 10 personalità al mondo in grado di influenzare positivamente la visione del domani con proprie idee e progetti. “L’idea è quella di creare relazioni a scale diverse: individuo, comunità, città devono essere in qualche modo partecipi e in contatto con questo scambio che avviene tra i sistemi, compresi quelli di sfruttamento dell’energia” (C. Pasquero). Argomenti e concetti difficili per spiegare che tutto è connesso, piante, animali, uomo, edifici fanno parte di quella che viene definita, appunto, Bio-smart city: un macro organismo composto da tutte queste parti per “superare il concetto di energia rinnovabile nella sua accezione più diffusa” -come dice Poletto- “fatta di enormi infrastrutture: vogliamo creare nuovi strati bioattivi che funzionino da metabolismo urbano e sostituiscano le grandi infrastrutture energetiche”.

La rivoluzione comincia dal basso e così si parte da alghe e microorganismi visibili solo al microscopio per creare una rete talmente ampia e capillare da riuscire, un domani, a sostituire le imponenti centrali energetiche. La Natura resta protagonista delle Bio-smart city ma si avvale anche delle tecnologie e dei materiali d’interesse contemporaneo.    

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