Mi piace scrivere di ambiente, Natura e sostenibilità, ma ancora di più mi piace dare buone notizie. Soprattutto notizie incoraggianti e positive così da far capire che qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta e quel qualcosa si può trovare dappertutto, in ambiti che assolutamente non ti aspetteresti, così da spronare anche i più pigri ed i più scettici a fare la loro parte perché, come diceva mia nonna Mafalda: “Tanti pochi fanno un assai”.

Catalyst è una startup fondata nel 2012 a Massa Carrara con l’obiettivo di utilizzare gli scarti di lavorazione del marmo e le macerie di edifici demoliti o crollati. L’alta Toscana, nella zona delle Alpi Apuane, è un’area famosa a livello internazionale per essere il sito estrattivo di marmo più grande al mondo e della migliore qualità. Qui si trovano, infatti, numerose cave e aziende che ne effettuano la lavorazione; il rovescio della medaglia è una notevole quantità di prodotti di scarto alcuni dei quali, come il brecciolino, vengono già ampiamente riutilizzati in edilizia, ma la parte più grande e pericolosa del materiale di risulta, ossia la polvere di marmo (marmettola), nel migliore dei casi rimane semplicemente accatastata in attesa di essere portata in discarica.

La marmettola, pur essendo polvere di minerali e quindi di origine naturale, è un materiale altamente inquinante: essendo finissima è estremamente volatile, perciò la si ritrova un po’ ovunque, ed è di difficile stoccaggio, ma il danno più grave lo si riscontra nei letti dei fiumi e dei torrenti proprio nell’area dove si trova la maggior riserva idrica della Toscana.

I danni sono considerevoli: da un lato la polvere asciutta che si posa su boschi e campagne soffoca letteralmente ogni organismo vivente che vi si ritrovi sotto, sia esso animale o vegetale; dall’altro sedimentando nei greti dei corsi d’acqua, li rende impermeabili con conseguenze disastrose per l’equilibrio idrogeologico, favorendo alluvioni ed esondazioni. Se a questo aggiungiamo che alcune cave e laboratori sversano direttamente nei fiumi questo materiale, per evitare costi di smaltimento in discarica, ciò che si ottiene è il solito “disastro annunciato”.

Solo pochi giorni fa, infatti, sono girate sui social foto e video impressionanti di corsi d’acqua al limite dell’esondazione, quando non già straripati, la maggior parte dei quali proprio in Lunigiana, terra di confine tra Toscana e Liguria. Ciò che si notava di più era il colore chiaro dell’acqua, a volte addirittura divisa a metà, come per una macabra magia.

Ed ecco che “il grosso problema si trasforma in opportunità” grazie all’intuizione dei fondatori di Catalyst Mauro Carpinella e Alfio Tiezzi che, assieme all’amico Franco, hanno brevettato un sistema per produrre mattoni a freddo costituiti per l’80% da polvere di marmo/graniglia e dal 20% di cemento: il Carrara-Block.

Molteplici le implicazioni positive: -pressando i componenti negli stampi, senza cottura, vi è un sensibile risparmio energetico, -produzione a zero emissioni di CO2, -riutilizzo di un materiale altrimenti inquinante, -mattoni estremamente resistenti, fino al 24% superiori a quelli tradizionali, -nessun costo aggiuntivo per la sua estrazione, essendo materiale di risulta, -esteticamente piacevole, si può avere bianco o colorato a seconda dei minerali presenti, così da poter risparmiare anche eventuale intonaco  e verniciatura.

Questo incredibile mattone ha già ricevuto diversi riconoscimenti fra cui il premio di “Innovazione amica dell’ambiente” istituito da Legambiente.

Ma le novità in casa Catalyst non finiscono qui. Cercando ancora una volta soluzioni all’avanguardia in ambito edilizio che fossero al tempo stesso innovative e sostenibili, nasce Ri-Block sempre di un mattone si tratta, ma stavolta costituto da materiali di risulta da edifici crollati o demoliti. La parola che più spesso compare riguardo a questo nuovo prodotto è risparmio: -di materiali, visto che si utilizzano quelli di scarto, -di ambiente per lo stesso motivo, in quanto non viene scavata altra argilla per produrli, -di carburante poiché non c’è bisogno di fare arrivare mattoni da altri luoghi, dal momento che vengono assemblati direttamente sul posto, -di tempo per lo stesso motivo, -di CO2, quindi riduzione dell’inquinamento, semplicemente perché girano meno camion, basti pensare che ogni 100 tonnellate trasportate su strada per 100 Km si producono ben 2 tonnellate di anidride carbonica.

Inoltre Ri-Block si dimostrerebbe rivoluzionario nelle zone colpite da fenomeni sismici, e purtroppo in Italia ne sappiamo qualcosa! Provate a pensare, infatti, alla riduzione dei costi di smaltimento delle macerie, alla diminuzione dei tempi di ricostruzione che non sarebbero assoggettati a ritardi di forniture varie, nonché ai minori costi di trasporto e alla drastica riduzione, anche in questo caso, delle emissioni nocive.

La Commissione Europea ha messo come traguardo per il 2020 di arrivare al 70% di riciclo dei rifiuti edili derivanti da costruzione e demolizione. Con Catalyst l’Italia è sicuramente all’avanguardia… che dite ce la faremo?

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