La Fashion Revolution Week sta volgendo al termine e sono sempre di più, ogni anno, le persone che seguono, condividono e si informano sul lato oscuro della moda. Da quel drammatico 24 aprile 2013 nel quale persero la vita più di mille persone, è stata fatta tanta strada: molte sono le aziende che hanno rivisto il proprio modo di lavorare, molte sono le domande che i clienti hanno cominciato a fare (e a farsi) quando comprano un capo d’abbigliamento fra cui la più famosa “Who made my clothes?”, rimbalza in questi giorni su tutti i social, ma tanto è l’impegno che ancora occorre per far sì che la “rivoluzione” sia completa. Del dorato mondo della moda, infatti, non fanno parte soltanto i vestiti, bensì anche tutto ciò che completa un outfit: dalle cinture ai cappelli, dai bijou ai gioielli, dalle borse alle scarpe.

E proprio qui volevo arrivare, le scarpe, l’accessorio sicuramente più amato dalle donne…e non solo. Altrettanto importante dovrebbe essere la domanda: “Who made my shoes?”, Chi ha fatto le mie scarpe? Lo sfruttamento del lavoro low cost nell’industria calzaturiera, infatti, è il medesimo, dal momento che sempre di fast fashion si tratta; inoltre se si considerano prodotti in pelle, le lavorazioni a basso costo sono decisamente poco salubri per i lavoratori ed altamente inquinanti per l’ambiente mentre i prodotti sintetici sono di scarsissima qualità ma con un impatto ambientale elevatissimo. Ed ecco che anche in questo campo nascono soluzioni alternative veramente sorprendenti e proprio sotto al nostro naso. Allora mi ritrovo a pensare –Italians do it better- ed anche questa volta ne ho avuto la conferma: ACBC.

Il nome è già tutto un programma: Anything Can Be Changed ovvero Tutto Può Cambiare. Non ho potuto fare a meno di notare l’assonanza fra l’acronimo di questa giovane e talentuosa start-up italiana e gli AC/DC il gruppo australiano di hard rock: in comune hanno tre lettere e grinta da vendere.

La start-up milanese nasce a novembre 2017 con uno scopo preciso: “produrre prodotti green con un approccio innovativo e prodotti innovativi con un approccio green”. I prodotti in questione sono le calzature, nello specifico le sneakers, quell’insieme di scarpe da ginnastica/tempo libero/casual/street wear, sdoganate ormai da tempo dall’ambito strettamente sportivo, che rendono contemporaneo ed informale anche il più anonimo completo grigio da ufficio.

Ma cos’è che differenzia ACBC da milioni di altre sneakers? Innanzitutto i materiali che sono rigorosamente animal free, bio based e riciclati. Con il termine “bio based” si intende una simil pelle, o meglio, un’alternativa alla pelle animale, ottenuta tramite processi di chimica green, da amido di mais non ogm e senza l’impiego di materiali sintetici di origine fossile (derivati dal petrolio).

A questo si aggiungono le materie prime più innovative provenienti da scarti di produzione pre e post consumo: Appleskin è ottenuta da residui alimentari di mele del Tirolo, Pinatex è un tessuto derivato dallo scarto di foglie di ananas, Grapeskin è un altro tipo di pelle vegana prodotta dalla vinaccia, ossia il rifiuto restante al termine della produzione vinicola. Algafoam è una schiuma flessibile, leggera e molto performante, ottenuta dalla biomassa di alghe infestanti, decisamente la più sostenibile sul mercato: basti pensare che un solo paio di suole contribuisce a ripulire in media 55 litri di acqua; Rerubber™ è una gomma di riciclo, che perciò riduce il fabbisogno di materiale vergine e il dispendio di CO2, Recycled foam invece è una schiuma derivata da scarti post produzione e colla water based che vuole essere l’anello di chiusura dell’economia circolare  puntando allo zero waste. Infine Rebotilia è un materiale ottenuto da bottiglie di plastica post consumo, in questo modo si risparmia CO2, rispetto all’utilizzo di poliestere vergine, e viene ridotto l’inquinamento di oceani e terra.

L’obiettivo è arrivare ad un prodotto “circolare” che abbia una vita “virtuosa” e termini il suo ciclo non come rifiuto, bensì come ulteriore risorsa da usare, ad esempio, nella produzione di pavimentazioni antisdrucciolo delle aree gioco bimbi. Perciò i negozi del marchio ritirano le vecchie scarpe dei clienti, indipendentemente dal brand.

Altro punto forte del marchio è la progettazione di una scarpa modulare ovvero suola e tomaia che si agganciano tramite una zip e che si possono cambiare secondo lo stile del momento. Semplicemente geniale! Una rivoluzione nel campo delle calzature poiché consente di acquistare un solo tipo di suola con varie tomaie abbinate o viceversa, facendo risparmiare materiali sia in fase di produzione che di acquisto.

ACBC è inoltre la prima azienda italiana di calzature ad ottenere la certificazione B Corp, sottolineando così il proprio impegno a diffondere e perseguire una nuova idea di business che si prodiga attivamente a favore della sostenibilità.

Un’idea così innovativa non poteva passare inosservata e infatti, oltre ad ottenere numerosi riconoscimenti, ACBC ha attirato l’attenzione di marchi più affermati dando vita a stimolanti collaborazioni: da Emporio Armani a Moschino, da Philippe Model a Save the duck.

Ora non vi resta che scegliere la vostra preferita!

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