Il 22 marzo è stata la Giornata Mondiale dell’Acqua. Ora non vi parlerò dell’impronta idrica, ossia il consumo di acqua annesso alla produzione di un bene, né dello spreco che quotidianamente si fa di questa preziosa risorsa, argomenti per altro drammaticamente attuali. Il mio blog nasce per dare buone notizie perché credo, e spero, che possano fare da catalizzatore positivo creando un circolo virtuoso. Buone notizie chiamano buone notizie.

Oggi, quindi, per celebrarla e sottolinearne l’importanza, vi racconto di come un’industria come quella dei jeans, abbia messo in atto innovative strategie per risparmiare questo bene prezioso nella produzione di ciò che sembra essere una delle lavorazioni più inquinanti e con maggior spreco di acqua. Il denim di ultima generazione, dal colore blu del mare risparmia fino al 92% di acqua e il 30% di energia rispetto alle lavorazioni tradizionali. Per produrre un paio di jeans occorrono infatti, circa 9500 litri d’acqua utilizzati soprattutto nei numerosi bagni di tintura per ottenere il caratteristico colore blu. Non avrei mai immaginato che i miei adorati jeans, passe-partout per ogni occasione, fossero probabilmente, il capo di vestiario più inquinante e meno sostenibile che esista.

Per fortuna, però, niente paura! Negli ultimi anni sono stati sviluppati diversi sistemi alternativi di produzione sostenibile che ci permettono di continuare a goderci gli intramontabili 5 tasche senza sensi di colpa. Nel ciclo produttivo è stato ottimizzato l’utilizzo dell’acqua, inoltre sono stati sostituiti la maggior parte degli agenti chimici inquinanti legati alla tintura a favore di coloranti naturali, infine è stata introdotta una percentuale di fibre riciclate, per diminuire il consumo di cotone vergine.

Perfino il colosso Levi Strauss, già da alcuni anni, ha intrapreso la strada della sostenibilità adottando tecniche di risparmio d’acqua che arrivano fino ad una resa del 96% durante la finitura del denim e facendo adeguare i propri fornitori allo SCREENED CHEMISTRY, un progetto che limita ed esamina ogni formulazione prima che entri nel ciclo produttivo.

In Italia l’azienda BERTO produce tessuti in denim biologico e riciclato con un altissimo standard di qualità. Le materie prime sono: cotone organico, cotone BCI (Better Cotton Initiative), ECOTEC® YARN, un filato rigenerato dai propri scarti produttivi; il colorante utilizzato è l’indaco naturale certificato GOTS e la bozzima (il liquido colloso nel quale vengono immersi i filati prima della tessitura) è naturale e biodegradabile. Inoltre l’azienda ha scelto un sistema biologico di depurazione delle acque che sfrutta batteri e non agenti chimici, in questo modo i sedimenti che si ottengono diventano concime naturale per le piante. BERTO ha così ridotto del 70% il consumo di acqua, dell’85% l’uso di sostanze chimiche e del 60% la produzione di CO2.

Il panorama della moda offre svariate alternative di marchi sostenibili, fra questi vorrei ricordare HNST (Let’s be Honest) un marchio belga che usa denim riciclato al 56% al quale aggiunge il 23% di fibra vergine e il 21% di Tencel (materiale proveniente dalla polpa di cellulosa). Proprio per favorire il recupero della stoffa e rendere le collezioni 100% riciclabili, hanno abolito ogni genere di materiale sintetico sul jeans, dai rivetti metallici sostituiti con quelli ricamati, alle etichette di lavaggio stampate direttamente sulle tasche interne. Altra bella realtà è WrÅd conosciuta per tingere con la grafite di scarto i suoi capi dall’inconfondibile color nebbia. Per i suoi jeans ha scelto di utilizzare l’innovativo Kitotex®, sostanza organica biodegradabile derivata dalla chitina, riciclando il guscio dei crostacei scarto dell’industria alimentare, che permette di risparmiare il 30% di energia, il 50% di acqua ed il 70% di agenti chimici nel processo di tintura del denim.

Infine il jeans in assoluto più sostenibile di sempre è quello…già prodotto! Detta così sembra quasi uno scherzo ma in effetti, a pensarci bene, non lo è. Anzi è sicuramente una delle tendenze più in voga degli ultimi tempi: il jeans vintage, second hand o mai indossato come quelli proposti da Attilio Vintage, un vero vaso di Pandora che attinge alle scorte datate 30, 40 e perfino 50 anni fa della famosa merceria Mussi a Parma. Ora non avete che l’imbarazzo della scelta fra le mille sfumature blu color dell’acqua per il vostro prossimo paio di jeans “waterfriendly”.

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