Per avere informazioni sulle carte di ultima generazione e sui progressi dei metodi di stampa, mi sono rivolta a chi di carta e di stampa se ne intende: Paolo Reverberi amministratore della Litoreverberi s.n.c., primo stampatore certificato FSC® di Parma, ma soprattutto la prima azienda grafica certificata B Corp italiana.  

Dati questi splendidi risultati raggiunti, chi meglio di loro poteva introdurmi nel sorprendente mondo della carta…diciamo così… “amica dell’ambiente”? Si perché le parole hanno un significato ben preciso e dire carta riciclata o ecologica o naturale pensando siano dei sinonimi è un grave errore. E allora cominciamo col distinguere le varie e differenti tipologie di carta “amica dell’ambiente” che si trovano ora in commercio:

– Carte CERTIFICATE FSC®

– Carte NATURALI

– Carte RICICLATE

– Carte ECOLOGICHE

– Carte PIANTABILI

Le carte certificate FSC® sono prodotte da cellulosa vergine, ma si distinguono dalle tradizionali per la provenienza della cellulosa stessa. La certificazione del Forest Stewardship Council garantisce l’origine da foreste non primarie, rispettando tanto l’ambiente e la sua biodiversità, quanto i diritti dei lavoratori e delle popolazioni locali.                                                                             

 Le carte naturali vengono invece prodotte a partire da fibre vegetali di piante annuali quali bambù, cotone, canapa, sisal, ecc. Tutte queste piante hanno in comune una crescita rapida e sono piuttosto rustiche, perciò necessitano di poche cure per il loro sviluppo (leggi anche meno pesticidi). Dette anche Tree Free proprio per la caratteristica di non contenere cellulosa proveniente da alberi, devono ovviamente essere sbiancate con ossigeno e non con cloro. 

Le carte riciclate si dividono in: pre-consumer e post-consumer. Le prime sono prodotte da scarti di cartiere, generati durante la lavorazione dei prodotti, quindi si utilizza del materiale vergine, mai stampato; le seconde si ottengono invece dalla carta proveniente dalla raccolta differenziata, di cui fanno parte diversi tipi: da quella di giornale a quella da regalo, dai quaderni ai sacchetti del pane. In questo caso le fibre prima di andare al macero per poi venire rilavorate, devono essere ripulite dagli inchiostri tramite un’operazione detta “deinking” (disinchiostrazione) che avviene per via meccanica ed ultimamente, sempre più spesso per via enzimatica, riducendo in questo modo l’uso di sostanze chimiche inquinanti.                                                                                                                                        

Le carte ecologiche possono essere composte da un insieme di carta riciclata e cellulosa vergine (non sbiancate con cloro), oppure realizzate tramite “upcycling”, ossia il riutilizzo di sottoprodotti di lavorazioni agro-industriali. Queste sono decisamente le più sorprendenti: ci sono carte che utilizzano il silverskin, una pellicola argentea che avvolge il chicco di caffè, altre con residui di mandorle, nocciole o ciliegie, ed anche mais o uva di cui si usa la vinaccia dealcolata; con gli scarti di orzo, agrumi, olive e perfino con la peluria dei kiwi. E non è finita qui, le ultime arrivate contengono scarti della lavorazione del cuoio, residui della produzione tessile di lana e cotone e sottoprodotti del latte. Infine molto interessante la Carta Alga di Favini nata negli anni ’90 dalla necessità di smaltire le alghe che, in quel periodo, infestavano la laguna di Venezia e che oggi sfrutta quelle in eccesso in ambienti lagunari a rischio.                                                                                                           

Infine le carte piantabili sono una vera e propria chicca: 100% naturali e biodegradabili, nascondono tra le f un inaspettato segreto. Nella trama si celano, infatti, piccoli semi di fiori, ortaggi ed aromatiche pronti per essere piantati: sarà sufficiente strappare pezzetti di carta, sotterrarli ed innaffiarli per veder spuntare, dopo alcuni giorni, le prime piantine. Questa è sicuramente la versione più “ad effetto” della carta che, pur non essendo adatta per tutti gli usi, ciò non di meno la rende veramente unica e speciale.  

Al mondo della carta, inoltre, sono legati indissolubilmente altri due processi: la stampa e, sempre più spesso negli ultimi decenni, la plastificazione. Anche in questi casi sono stati fatti passi da gigante nella giusta direzione di riduzione degli inquinanti e maggiore facilità di smaltimento. Le nuove tecnologie di stampa prediligono, infatti, inchiostri a base di oli vegetali piuttosto di quelli minerali derivati da idrocarburi, poiché garantiscono una riduzione dei Cov (composti organici volatili) ed una maggiore facilità nel riciclo degli stampati. Inoltre le materie prime impiegate provengono per oltre l’80% da fonti rinnovabili, per il resto sono pigmenti e additivi. La plastificazione di nuova generazione non è da meno. Per citare solo alcuni prodotti, si può spaziare dall’Acetato di cellulosa, ricavato dalla polpa di cellulosa del legno e dagli scarti nobili del cotone; all’Oxo-bio un polipropilene che si decompone più velocemente grazie ad un additivo, trasformandosi in acqua, metano, CO2 e biomassa, infine al PLA acido polilattico derivato da mais, buccia di patata e zucchero di canna, risorse 100% rinnovabili annualmente e con zero impatto ambientale. Tutti questi films ecologici sono biodegradabili, compostabili e, novità molto importante, adatti al contatto con gli alimenti, ciò li rende estremamente versatili, aprendo nuovi orizzonti anche per quanto riguarda i prodotti monouso in plastica che saranno tra poco definitivamente ritirati dal commercio, a favore di quelli in carta plastificata.

Insomma la carta è davvero un materiale trasformista e sorprendente tanto da riuscire a diventare perfino fra i più ecosostenibili; il suo lato creativo ha stimolato la fantasia di molti che si sono cimentati nell’inventare sempre nuovi modi per produrla. Il premio per il più originale e…inconsueto che ho trovato lo vince sicuramente la Elephant dung paper, carta prodotta in Sri Lanka dal letame di elefante. Come si dice “di necessità virtù”, visto che questi splendidi pachidermi mangiano più di 130kg di cibo al giorno, fatto di erba, corteccia e foglie, arrivando a produrre circa 90kg di letame al dì, c’ è chi vi ha visto un’opportunità. Dato che la materia prima è praticamente tutta cellulosa, è bastato aggiungere una piccola parte di carta riciclata per ottenere un prodotto assolutamente naturale, ecosostenibile e a costo zero!

Personalmente amo moltissimo le carte che mostrano piccole inclusioni ed imperfezioni a testimonianza delle loro vite precedenti, e voi di che carta siete?

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