Il mio colore preferito è senza dubbio il viola. Ma vi siete mai chiesti come nascono i colori e soprattutto come vengono prodotti? Ovviamente non mi riferisco a come i nostri occhi percepiscono lo spettro della luce, bensì a quelle sostanze comunemente utilizzate per tingere materiali di varia natura e che si dividono in: coloranti (idrosolubili) e pigmenti (non idrosolubili). A parte una piccolissima percentuale di origine naturale e/o minerale, la stragrande maggioranza di queste sostanze utilizzate nell’industria (tessile, degli inchiostri, di carta, plastica e legno) viene prodotta chimicamente con l’uso di solventi tossici attraverso processi petrolchimici. L’inquinamento che ne deriva diventa particolarmente problematico nell’industria tessile, la quale è riconosciuta come seconda causa di inquinamento mondiale.

Nei laboratori PILI, in Francia, quattro giovani ricercatori hanno avuto un’idea geniale: utilizzare microorganismi per produrre i colori in modo ecosostenibile tramite la millenaria competenza della Natura, attraverso i processi di fermentazione che, unita alle più sofisticate tecniche di biotecnologie, consente di ottenere colori altamente performanti con un minimo impatto ambientale. La fermentazione, infatti, consente ai microorganismi di metabolizzare materia vegetale rinnovabile come zuccheri e legno, che viene poi riassemblata sotto forma di pigmenti. Questo processo si svolge a temperatura ambiente, senza uso di solventi e con notevole risparmio di acqua ed energia rispetto ai processi petrolchimici.  Il procedimento funziona così: determinati enzimi vengono inseriti all’interno dei batteri (microorganismi) che si trasformano perciò in minuscole “biofabbriche” estremamente efficienti. Dal momento che i cicli riproduttivi batterici si completano all’incirca ogni venti minuti, a fine giornata si avranno miliardi di microorganismi che producono pigmenti colorati; a processo ultimato i pigmenti così ottenuti, vengono filtrati e raccolti mentre i batteri ricominciano un altro ciclo riproduttivo e così via. Grazie alla specificità ed efficienza degli enzimi, nei laboratori PILI di Tolosa e Parigi, si sviluppano colori su misura adatti a varie applicazioni.

La fermentazione, peraltro, è già ampiamente conosciuta ed utilizzata in ambito alimentare (birra, vino, pane,…) e medico (insulina). Ciò dimostra che questo processo può essere prodotto su larga scala mantenendo una qualità elevata con costi contenuti. Ora la sfida più grande di PILI è quella di riuscire a sostituire le tinture usate nell’industria tessile e dell’abbigliamento, per questo motivo continuano i test affinchè l’innovazione esca dal laboratorio per entrare definitivamente nei cicli industriali: “from lab to industrial scale”.

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